Sergio Marchionne lascerà FCA, ma non prima dei prossimi 3 anni. Poi però chi prenderà le redini di uno dei gruppi più grandi e importanti del mondo?
L’addio di Sergio Marchionne ad FCA è ormai solo una questione di tempo, come lo stesso CEO ha più volte ribadito. Il manager vede il suo punto d’arrivo nel 2018, anche se i piani alti del gruppo vorrebbero dilatare i tempi almeno fino alla primavera del 2019.
Questo perché, l’addio di Marchionne verrà ufficializzato subito dopo che l’assemblea dei soci avrà approvato i conti dell’anno precedente. Tra quelli che sperano che le cose andranno realmente così c’è anche John Elkann, amministratore delegato di Exor e presidente del Gruppo FCA.
Elkann ha infatti ribadito la sua volontà di trattenere Marchionne almeno per altri 3 anni e che il successore verrà comunque scelto dall’interno, senza andare a pescare in altre società. Sempre lo stesso Elkann ha poi spiegato come certamente il suo nome non è tra quelli dei candidati alla successione, almeno per il momento.
Il nipote di Agnelli è poi tornato sull’accordo saltato con il gruppo PSA e ha dichiarato: “Ci aspettiamo di fare operazioni che ci consentano di cambiare dimensioni e quella con Psa non è fra queste”. Il tema è tornato molto attuale dopo che il Governo Francese ha messo in vendita una quota della società, anche se FCA sembra non essere interessata.
Recentemente si era parlato anche di una possibile partnership con GAC. Elkann ha però ribadito come con GAC ci sia solamente una collaborazione per riuscire ad aumentare la presenza di FCA all’interno del mercato cinese e nulla di più “profondo”.
Ovviamene sono il presidente di casa FCA è tornato anche sul caso emissioni sollevato dalla Germania, dichiarando: “ Le autorità competenti sono quelle italiane e noi abbiamo agito in assoluto coordinamento con esse, ci aspettiamo che ci sia coordinamento tra autorità. FCA è’ stata molto chiara a proposito sulla volontà di collaborare, ma il problema va affrontato in maniera omogenea. Noi rimaniamo a disposizione. Non ci preoccupa che diventi un caso politico, c’è chiarezza su chi deve regolare e dove, poi siamo fiduciosi e disposti a cooperare per una maggiore armonizzazione e omogeneizzazione”.